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Progetto
Satyricon Circus
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Giorgio Albertazzi, Michele Placido e Renato Giordano
Durante le prove di “Satyricon”.
Renato Giordano conPer
contattare
Renato Giordano
scrivere a
info@renatogiordano.it
FAX 06.68804982
Giordano con Valeria Marini e Pierre cardin
di RENATO GIORDANO
Recensioni all’ Edizione del 1995.
E’ un galateo di apprensioni e, poi, di trasgressioni, questo vortice calmo
che conferma una sua analogia coi classici rivisitati da Heiner Muller.
Aleggiano ombre, doppi e maschere schnitzleriane in un diario di note e di
arie e quel che alla fine risalta, in questo QUATTRO STAGIONI, è l’anatomia
impietosa di un benefattore anziano che sguaina la spada quando coglie la
“favorita” in flagrante intimità con un giovane tedesco : il ricordo di
questa grande scena di onta e di panico ancora ci fa rabbrividire! (Rodolfo
Di Giammarco su “LA REPUBBLICA”, 25 novembre 1995 ).
La struttura del testo e dello spettacolo sono davvero ingegnosi: il palcoscenico è dominato da Anna Girò, che racconta gli eventi della vicenda a cose avvenute, cioè poco dopo la morte di Vivaldi, ventitrè anni dopo il loro incontro, nel 1718. Si tratta cioè di un monologo ma vivacizzato dall’ apparire dietro una parete velata di ombre e personaggi evocati: la cantante doppio di Anna che canta, un altro doppio, Anna da giovane, un musicista alla tastiera ed un solo personaggio reale, il garzone che viene a prendere ordini per il funerale, conclusione realistica del lungo e delicato viaggio nella memoria… Caldi e ripetuti applausi del pubblico (Giorgio Prosperi su “IL TEMPO”, 23 novembre 1995).
QUATTRO STAGIONI è un monologo scritto di un uomo di tutte le stagioni. Infatti il suo autore, Renato Giordano spazia con grande disinvoltura in molti spazi della cultura essendo medico, direttore di teatri, produttore, paroliere di canzoni, scrittore, commediografo e come se non bastasse ,rivela in questo testo anche una grande e raffinata sapienza musicale.Infatti se non gli fosse stato familiare il magico mondo della grande musica gli sarebbe stato impossibile evocare con tanta incisività la figura di Antonio Vivaldi facendo rivivere una sua struggente storia d’amore…Questo ci racconta – con grande abilità e senso del Teatro Renato Giordano in questo bellissimo monologo a cui è stato assegnato all’unanimità il Premio Studio 12. (Aldo Nicolaj presidente Giuria Premio Studio 12,1995).
Recensioni all’ edizione del 1996.
In ELDORADO Giordano (anche regista dello spettacolo) pone l’accento sulla
ricerca della felicità. Una felicità che per quegli esploratori era l’oro e
l’argento nascosti nelle acque di un mitico lago…Ma ognuno è solo. Ognuno
porta con sé la propria malattia, il desiderio di vincerla immediatamente in
quella catarsi del sogno…(Dante Cappelletti su “IL TEMPO”,12 agosto 1996).
Renato Giordano dei viaggi di Sebastiano Caboto nel nuovo mondo si serve come di un pretesto per addentrarsi nelle peripezie, nelle speranze, nelle delusioni di un’innata attenzione dell’uomo a un irrinunciabile sogno di felicità. Appena accennata in scena una secentesca osteria di Siviglia che il filo dei ricordi va mutando in giardino di pietra e palude. Zattera e approdo, di pericoli e sofferenze che dalla bellissima colonna sonora si dilatano fino ai nostri giorni…Grande spettacolo avviato anch’esso lungo le rotte della virtù e della conoscenza. (Antonella Melilli su “HYSTRIO”,1996).
I personaggi sono tutti in cerca di un loro Eldorado : che non significa solo potere, ricchezza e belle donne…Nell’ Eldorado di Giordano ci si ammala di proiezioni mitiche, di struggenti desideri e mortali delusioni. Il salto in avanti balza agli occhi. Nel lago dorato c’è l’ebbrezza panica del “paece and love”. C’è l’utopia dell’amore libero, della musica tribale che accarezza e lenisce i dolori…E’ un viaggio attraverso la storia dell’ America e attraverso gli stadi dell’immaginazione , dunque, quello condotto da Giordano, capace di dribblare la storia per entrare nella metafora. Quindi applausi meritati. (Katia Ippaso su L’UNITA’, 13 agosto 1996).
Recensioni edizione del 1997/1998.
…S’assiste a un duro lamento per la morte di Tenco, con quel inconfondibile
e scabro repertorio con anatomia di sconforti e disagi di un’anima votata al
macello…Volutamente Giordano centra il vero cuore di questo enigma …in una
delle sue più sentite ricerche sull’angoscia inestinguibile di fronte al
tema della morte. (Rodolfo di Giammarco su “REPUBBLICA” 1 febbraio 1997).
Eccellente esempio di teatro da camera (o “kammerspiel della camera oscura”, visto che la fotografia, in senso antonioniano ha molto peso nell’interpretazione degli eventi). LONTANO NEL TEMPO è una evocazione indiziaria del tanto discusso e tanto rimosso caso Tenco. Se ne fa carico la fertile inventiva di Giordano…Finale aperto come è giusto che sia in questi casi, per un teatro di immediata utilità civile, proiettato verso un mondo dello spettacolo sfavillante di lustrini e livori. (Angelo Pizzuto su “SIPARIO”, maggio 1997).
La piece di Giordano ha debuttato in un clima di post polemica… solo alla fine, quando tutto è stato detto, ci si può abbandonare al flusso liberatorio dell’emozione. Provare ad affidarsi al potere dei sogni per riarrotolare il nastro del tempo, ritrovare l’amico perduto, il suo sorriso. Chiedergli forse un giorno, perché. (Rossella Battisti su L’ UNITA’, 1 febbraio 1997).
Una ripresa da non perdere è quella di LONTANO NEL TEMPO di Renato Giordano : è un’inchiesta appassionante sulle motivazioni che potrebbero aver spinto all’omicidio (suicidio) Tenco nel corso di un Festival di Sanremo.Testo di esemplare misura e di pudica introspezione. (Lucio Chiavarelli su PRIMA FILA, gennaio 1998).
Recensioni all’ edizione del 1999.
Una coppia che si divide perché mancano gli elementi giusti per continuare,
un’altra che si separa forse per paura che le cose diventino troppo serie,
un vecchio amore che si ripresenta all’improvviso con tutta la struggente
violenza dei ricordi e dei rimpianti , questo e tanto altro ancora è CUORI
SCOPPIATI , commedia fresca, divertente e intelligente di Renato
Giordano…Divertente sì ma non disdegnando affatto alcune considerazioni più
serie sulla natura dei sentimenti…(G. Ver. su “IL GIORNALE D’ITALIA , 1
aprile 1999).
Questo spettacolo non vuole essere un manuale del “perfetto amatore”, ma una riflessione divertita e al contempo amara sui cosiddetti “giochi d’amore”, sul significato dell’ Eros…Giordano lo fa con humor!
Lo spettacolo ha un finale “interattivo” a sorpresa, nel senso che il finale lo sceglie il pubblico riempiendo un breve questionario tra il primo ed il secondo tempo.Per cui in base ai suggerimenti del pubblico il finale sarà diverso di sera in sera. (Vincenzo Sanfilippo su “LA GAZZETTA DEL SUD”, 4 aprile 1999).
Quando il cuore palpita non c’è da star tranquilli : può succedere di tutto…Giordano confeziona una commedia gradevolissima ed estremamente garbata…L’Amore è tutto o forse niente. Nel mosaico di caratteri spicca un’unica indiscutibile certezza: inizia e finisce quando meno te lo aspetti.
(Gian Marco Merlo su “QUI ITALIA. www.quitalia.it, aprile 1999).
CUORI SCOPPIATI di Renato Giordano risulta affidato ai fatidici tre piani di scomposizione temporale (il passato, il presente, il futuro) ove interagiscono amori in corso e amori via internet, amaramente e ironicamente “flirtati” con quanto di più recente il cinema americano istruisce in materia. Non senza un ricordo, anzi un omaggio intenerito e interattivo agli oggetti di culto di Truffalt. (Angelo Pizzuto su CINEMASESSANTA, n.4/5, luglio/ottobre 1998).
Recensioni all’ edizione del 2001.
Il disagio dell’uomo di oggi è simile a quello illustrato dalla ricca
mitologia greca? Admeto Il protagonista de IL BUIO DELLA NOTTE bel testo
dalle valenze metafisiche scritto da Renato Giordano, ha parentele con
l’omonimo protagonista della cupa storia narrata nell’ Alcesti di Euripide?.
Gli incontri di quest’uomo simbolo, tutti all’insegna di uno sconfortante sesso senza amore, sono emblematici anche delle difficoltà dell’uomo di oggi di riconoscersi nel rapporto di coppia. Inadeguatezza è la parola che viene in mente, di vivere, di gestire il rapporto con gli altri/altre, di controllare la parte più specificamente istintuale, di mettere in moto quel sistema di valori e quelle leggi non scritte che si formulano nella coscienza dell’uomo…(Karen Aquino, su RINASCITA, 22 ottobre 2001.)
Recensioni all’ Edizione del 2004
…Questo lungo monologo è intenso e straordinario. Proviamo un misto di
compassione e ribrezzo per il vecchio marpione irretito dai sexy show, dalle
vasche scivolose dedicate ai pornomassaggi. Alla fine, in questo viaggio di
progressiva perdita di umanità e dignità, cederà ignaro suo malgrado a una
ninfetta nuda, una lolita esotica per il cui sfruttamento verrà incriminato
per pedofilia. IL Turismo sessuale viene analizzato come fenomeno sociale da
Renato Giordano con rara capacità introspettiva. L’autore indaga nei meandri
più oscuri dell’egoismo umano: il vecchio pedofilo non si rende neanche
conto della sua aberrazione perché è un fatto culturalmente accettato
(almeno a Bangkok…) . (Simona Morgantini su HYSTRIO, 2004).
Un argomento assai scottante , quello del turismo sessuale e della pedofilia, posto in primo piano dalla cronaca degli ultimi anni con l’urgenza di una problematica che spesso si alimenta di connessioni e connivenze di portata internazionale.Ma soprattutto un argomento delicato, che richiede per essere affrontato un atteggiamento di lucidità oggettiva, ugualmente distante da ogni voyeuristica morbosità e da ogni moralistico rifiuto. Come accade in questo BANGKOK che scritto da Renato Giordano, un testo in cui il drammaturgo, da sempre attento alle problematiche della realtà che lo circonda, affronta la turpitudine e il cinismo dell’industria del sesso…
(Antonella Melilli su “IL TEMPO”, 25 aprile 2004).
Il bello di questo splendido testo è che non c’è nessun accenno moralistico, nessuna parola di condanna, ma c’è ed è come se fosse sparsa per tutto il racconto una grande pietà per queste bambine, senza che sia pronunciata una sola parola di facile tenerezza o di facile commozione. Sono semplici segnali, come i serpenti che si lasciano mangiare dalla mangusta per offrire uno spettacolo ai turisti. A me fanno venire i brividi, come queste bambine che forniscono sesso per turisti. Tutto questo porta ad una grande indignazione e pietà ma questo validissimo BANGKOK non contiene nessuna parola d’indignazione o di pietà. (Carlo Rosati su “SCENA E SCHERMO, www.scenaeschermo.it , 2004).
(Mai rappresentato)
La giuria premia l’ Ottima scrittura oltre alla capacità di Giordano di
mescolare passato e presente, classicità e modernità, capimafia recenti con
capimafia mitici, a cominciare da Zeus. Inoltre la giuria ha preso atto
della disinvoltura drammaturgica di Giordano nel coniugare affari loschi con
lo smercio di droga, attraverso la tecnica dell’ interrogatorio e del flash
back, di ottimo impianto spettacolare. (La giuria del Premio Vallecorsi
vinto nel 2005).
Recensioni all’ Edizione del 1988.
Per un’efficace intuizione non disgiunta da un gusto meditato della
scrittura e dello spettacolo da camera, il centenario dannunziano in corso
viene anche celebrato con una piece su misura ambientata nei retroscena
ultimi del Vittoriale senza la presenza ingombrante del Vate. La prospettiva
di CABIRIA scritto e allestito da Renato Giordano s’avvale di più di una
analogia che calza bene: la corte (piuttosto al femminile) di Gardone, gli
sfinimenti, l’edonismo e il clima inquieto sono un po’ leggibili come in una
sceneggiatura alla Fassbinder.
A favorire questo taglio, questa efferatezza romanzata, sono numerosi ingredienti della messinscena ed il tema stesso. (Rodolfo di Giammarco su LA REPUBBLICA, 28 luglio 1988).
Commediografo e regista Renato Giordano si è scelto un ghiotto argomento per il suo più recente lavoro andando a rovistare nel giallo della morte di Gabriele D’Annunzio: l’età avanzata del Vate e le sue trascorse dissipazioni fecero accettare il referto medico…La godibilità della commedia (scene rapide, dialogo all’osso) è in questa sorta d’inchiesta collocata in una piccola anticamera del Vittoriale. (Ghigo De Chiara su AVANTI, 1 novembre 1988).
Recensioni all’edizione del 1988.
Il pregio del lavoro di Giordano, su un’ennesima storia di fallimento
coniugale, sta nel tessuto drammaturgico: un confronto a due che poi si
amplifica in un vero e proprio scontro a quattro voci. Il limguaggio è
lineare, un realismo colto nell’immediatezza del quotidiano, osservato con
attenzione quasi maniacale dal sapore vagamente autobiografico. Non ci sono
diaframmi tra parola scritta e detta: gli interpreti si trovano a loro agio
nei panni dei personaggi assegnati e si vede.(Emilia Costantini su IL
CORRIERE DELLA SERA, 17 dicembre 1988).
CUORI DI CRISTALLO non è che un arabesco, un ghirigoro o, se si preferisce, un ricamo intorno al tema della fine di un amore (o dell’Amore) nella vita contemporanea. I due protagonisti festeggiano il sesto anno di intimità e contemporaneamente sono alla resa dei conti...
Per Giordano l’amore (o la crudeltà) consistono nell’escludersi a vicenda, oppure nell’implicarsi in modo così netto da rendere necessario che siano separati.Da qui il suo andamento: leggero, esile, trasparente come una garza. Le frasi di Giordano si snodano come se si srotolasse una lunga benda sottile ma questa operazione non avesse mai fine e la ferita non venisse mai alla luce…e questa è la conferma dell’autenticità del suo impegno. (Franco Cordelli su PAESE SERA, 6 dicembre 1988).